mercoledì 10 febbraio 2016


Una polvere di pioggia
in silenziosa processione
si posa come rugiada
sui passanti distratti.
I lampioni,
le insegne accese,
i fari delle auto,
i semafori:
si accende la strada
di mille lucciole.
La gratitudine dello stare al mondo.

Rue de la paix, place vendome in the rain - Edouard Leon Cortes

venerdì 20 novembre 2015

Incipit /1

"La poesia è un gesto di amore verso qualcosa che odi, che ti fa battere il cuore al punto da frantumarlo in mille piccoli granelli impossibili da ricomporre.
La poesia dà la cadenza ai momenti indimenticabili della tua vita. Un francobollo senza il quale non può partire la lettera contenente i ricordi più tristi, le memorie indelebili, le avventure mozzafiato.
Felix aveva vissuto una, cento, mille vite, anonime, tormentate, in fondo uguali a quelle di qualsiasi altro ragazzo. La differenza era il suo bisogno morboso di fotografare l’attimo per poter sfogliare i giorni della sua vita quando la vita sfogliava gli ultimi giorni.
La paura di amare, l’amore per la paura, la voglia di fuggire e di partire, per fuggire di nuovo alla ricerca della casa abbandonata.
Il primo amore, il primo abbandono, la vita, la passeggiata a mare in preda ai ricordi, ai rimpianti, alla malinconia, la traversata verso coste meno frastagliate e infine la morte.
Comincia tutto una mattina come tante..."

Poet Alexander Pushkin


giovedì 19 novembre 2015

Ritagli /2

Nebbia che piano piano cresce, alimentata dal mio affanno. Sotto di me so di avere due piedi ma non li trovo, dove sono andati? Non vedo niente e il freddo mi rende vuoto, privo di sentimenti. 
Dovrei essere terrorizzato ma sono impietrito, arido. Bloccato da una situazione nella quale non avrei mai voluto trovarmi, l'ultimo raggio di sole è scomparso dietro i pini da troppo tempo ormai per poter stare allegri.
Che si fa in questi casi? Pronto? Cervello? Niente, anche lui è andato, congelato.
Ulula un lupo e devo dire che prima di sentirlo non si stava poi così male. Un silenzio ostile ai rumori del mondo artificiale, il cielo rosa e i mandorli in fiore. Ma ora ci sono due lupi ad ululare e sembrano divertiti.

E ora ho solo paura di domandarmi cosa vorrebbe dire se non potessi più parlare con lei, stringerle la mano e correre.
Ora che ti vedo sprofonda il terreno sotto i miei piedi, che pena.
Mi conforta il pensiero di te a casa, quel dannato lavoro che tanto odi questa volta ti ha salvato la vita.

mercoledì 18 novembre 2015

Ritagli /1

tratto da Il mio amico Alan
"Mi appostai vicino alla cassa della biblioteca sin dall'apertura, come un avvoltoio, davanti al distributore automatico, a trangugiare caffè uno dopo l'altro per ammazzare il tempo e per non insospettire la vecchia acida bibliotecaria. Riuscii a resistere dalle 10 del mattino fino alle 17 e 12, quando la Venere nata in un giorno di primavera, la protagonista delle mie orge solitarie, apparve come per miracolo, a passo svelto e con in braccio il suo piccolo tesoro.
Restituì il libro, salutò la cassiera e girandosi verso l'uscita mi vide, ormai sfatto per l'estenuante attesa, ma sovreccitato un po' a causa dei sei caffè, un po' per l'immenso orgasmo suscitato dalla sua visione."


mercoledì 30 settembre 2015

Lettere d'amore 2.0 /2

Mi fa male. Fa male che per quanto sia forte una passione, un amore, un odore, in fin dei conti sei solo un numero, l'ennesimo passeggero del suo cuore, uno dei pochi o tanti con cui ha visto trascorrere le stagioni mano nella mano.
E poi? E poi qualcuno si stancherà, prenderà un accendino e farà sciogliere quel  sottile strato di cera che vi lega.
E si farà forza perché ha letto su una rivista che la solitudine fortifica, aiuta a conoscere se stessi. E fa pure piangere se non si è capaci di dominarla appieno.
Ma è innaturale, una bestemmia pensare che si possa star bene da soli. Ed eccoti diventare il numero 9 del tuo numero 11.
E così via finché non avrai più la forza di arrivare al numero 15 e un'altra lei al numero 7 deciderà che è l'ora di metter su famiglia e appendere la libertà al chiodo.


Oggi mi fa male il cuore. Meglio non uscire. Aspetto che finisca il temporale.
E parte il conto alla rovescia, l'attesa che finisca la giornata per non pensare più e non farmi più male, e poi l'angoscia per la giornata che sta per arrivare. Che stupido corto circuito.
E allora che non mi si dica che sia solo una semplice coincidenza che amore e tumore facciano rima.
Una cosa però non torna. Non ricordo quale numero tu sia, e se ci penso bene non m'importa di sapere il mio numero di matricola.


giovedì 23 luglio 2015

Lettere d'amore 2.0

Vorrei incontrarti non fra cent’anni, ti dico in tutta sincerità che non mi va di aspettare tanto. Va bene anche tra dieci minuti. Davanti all’ingresso di un bar del centro, o dentro la cabina di una funivia. In fondo a un viale alberato, sarà lì che ti aspetterò. O perché no, pure sulla collina di cui tra qualche istante ti invierò la foto. Immaginaci a passeggiare con un solo paio di auricolari, a condividere la musica e i sogni. Fare l’amore e ridere del mondo, mentre il mondo impazzirà d’invidia.

Che te ne pare? Consideriamo però il traffico e mettici pure che devo fare benzina. Facciamo tra mezz’ora e andiamo sul sicuro.

domenica 21 giugno 2015

In un giorno d'estate

Frigge la sabbia.
Il sole cocente eccita i camini sulle colline.
Imponenti uccelli gialli si dissetano in mare per annaffiare quei fiori grigi.
C'è un vecchietto che passeggia incurante sulla riva del mare.
La pelle scavata mappa la sua lunga vita.
Traccia sentieri di duro lavoro su una sporca barca
che oggi è capovolta in fondo alla spiaggia.
E lui non sente il caldo,
Non sente bruciare,
Attende il volare degli ultimi giorni.
Bruciano solo i ricordi,
i veleni di un trascorso imperfetto.
Passa un treno vuoto.
Nessuno vuole partire, tornare, sudare.
Stanchi
vogliono solo rimanere.
E il treno rompe il silenzio della siesta dei villeggianti,
ustionati,
appiccicosi.
Girano la loro carne molliccia
per abbrustolire bene
il flaccido biancume rimasto.
E mi tornano alla mente
le giornate a mare con gli amici di una vita,
passate a inseguire i sogni
dietro un pallone sgonfio e sformato,
come la gente che si affanna intorno a me,
mentre descrivo questa fredda giornata d’estate,
accarezzando le ruvide pieghe del mio viso.